Esposizioni

LABottega

Romano Cagnoni
The Phenomenon of Life

 

Pietrasanta, dal 17 Giugno al 2 Settembre 2018

Inaugurazione giovedì 16 Giugno 2018

Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
 

The Phenomenon of Life è la prima mostra tributo dedicata a Romano Cagnoni, il fotoreporter italiano più conosciuto al mondo, scomparso a gennaio di quest’anno.
L’esposizione, a cura di Benedetta Donato e Serena Del Soldato, vuole ripercorrere, con uno sguardo inedito, l’esperienza professionale e umana dell’autore che si definiva “Fotografo Totale”.
Come ha dichiarato più volte Cagnoni: «La Fotografia Totale racconta la storia dell’uomo, il rapporto con se stesso, con il prossimo e la società in cui vive».
In questa narrazione, la vasta opera realizzata dal fotografo, viene proposta attraverso un’attenta selezione, che lungi dal pretendere di essere esaustiva, è finalizzata ad offrire una lettura incentrata su uno degli aspetti considerati tra i più significativi, per comprendere la produzione del fotografo. Si tratta di quella tensione e di quell’atteggiamento mantenuto da Romano Cagnoni nel ricercare, in ogni evento drammatico da egli ripreso, la visione oltre la realtà di ciò che gli si presentava davanti. Rimanendo fedele al genere del fotogiornalismo, di cui ha sempre condiviso l’importanza fondamentale dell’immagine nell’informazione, per l’innegabile impatto che essa riesce a restituire, il suo obiettivo si è sempre focalizzato sull’esistenza che sceglieva di raccontare.
Seguendo l’attitudine dell’autore, in mostra verrà esposta una selezione di fotografie accompagnate dai provini a contatto. Oltre alla rappresentazione del percorso di selezione operato dall’autore, attraverso l’esposizione dei provini a contatto, sarà possibile individuare i momenti che hanno caratterizzato situazioni ancora sconosciute, aneddoti visivi meno diffusi, alla ricerca di uno scatto in particolare.
L’allestimento ideato mira a far conoscere e comprendere ancora più da vicino l’opera di Romano Cagnoni, noto per immagini oramai entrate a far parte della nostra memoria collettiva, come ad esempio gli scatti in Biafra durante la guerra civile in Nigeria, il ritratto del Presidente Ho Chi Minh in Nord Vietnam o in Nuova Guinea, di cui si ricorda immediatamente la poesia della ragazza incinta che cammina su una palafitta.
Non c’è fotografia che non racconti la sua verità, perchè frutto di un percorso preciso di scelta, mosso da grande vivacità e immaginazione, lontano da qualunque retorica, alimentato dalla rara capacità di visione e dalla ricerca dell’immagine che desti meraviglia… Di quelle fotografie che sappiano raccontare quel qualcosa in grado di connettersi direttamente al fenomeno della vita.

ROMANO CAGNONI

 

LA RIVELAZIONE UMANA

 a cura di Benedetta Donato

 

PHOTOLUX FESTIVAL

 VILLA BOTTINI, LUCCA

 NOVEMBRE – DICEMBRE 2019

«La migliore fotografia per me è un documento umano di impatto visivo. Documento nel
senso che si relaziona all’esistenza. Umano perché racconta lo stato d’animo del
prossimo. E tutto questo deve avere un impatto visivo che lo renda memorabile».

Romano Cagnoni, Maledetti Fotografi, intervista pubblicata nel 2015

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Essere sul posto e scegliere di raccontare la realtà attraverso i volti e le storie degli uomini, riuscendo a metterne a fuoco gli stati d’animo è la strada intrapresa da Romano Cagnoni, per rivelare la storia nello svolgersi di cambiamenti e rivoluzioni.

Ecco che la narrazione di accadimenti destinati a modificare irreversibilmente l’ordine del mondo – dal fotoreporter ampiamente documentati – diventa un susseguirsi di frammenti in grado di suscitare stupore, quando il punto di vista adottato sposta l’attenzione sull’elemento meno evidente, quello più impercettibile, al di là della cronaca fotogiornalistica ordinaria. Si tratta di un’operazione innovativa che il fotografo attua, comunicando la propria idea di realtà e restituendola in una visione inedita.

Una sfida continua perpetrata sul campo: dal lavoro sul Vietnam del Nord (1965), quale unico fotografo occidentale ad essere ammesso nel territorio, ai pluripremiati reportage in Biafra (1968-1970), fra i primi corrispondenti a documentare il fenomeno dei bambini che morivano di fame, delle masse che perdevano l’individualità, degli oppressi che tentavano di emergere come popolo della resistenza; e ancora dal Cile prima del Golpe per mano di Pinochet (1971), all’Argentina durante il ritorno di Peron (1972), fino alla rivoluzione in Romania (1989) o ad ardite e mai sperimentate produzioni, come l’allestimento di improbabili set nei campi di combattimento, per ritrarre i guerriglieri ceceni o l’utilizzo del banco ottico, per riportare la distruzione del conflitto in ogni suo minimo dettaglio nei territori della ex Jugoslavia.

Ripercorrendo il suo lavoro, appare evidente come qualunque scelta risulti scaturita da un processo creativo in costante evoluzione, finalizzato alla produzione di rappresentazioni nuove che, pur muovendo da situazioni di stravolgimenti e conflitti, sovvertono le abituali risultanze del reportage – genere cui è sempre rimasto fedele – aggiungendo di volta in volta un elemento inaspettato. Una spinta alla riflessione, una tensione continua, oggi riconosciuta come quella capacità di saper vedere oltre i fatti, che è racchiusa in rappresentazioni destinate a permanere «memorabili» nella storia.

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