Esposizioni

Atelier Iginio Balderi

Romano Cagnoni

Eye on Humanity

 

Milano dal 23 settembre 2023 al 31 ottobre 2023

Inaugurazione sabato 23 settembre 18:30

“La migliore fotografia per me, è un documento umano di impatto visivo. Documento nel senso che si relaziona all’esistenza. Umano perché racconta lo stato d’animo del prossimo. E tutto questo deve avere un impatto visivo memorabile” da Maledetti Fotografi, 2015.

Questa è la sintesi del percorso seguito da Romano Cagnoni nel suo lavoro, essere sul posto e non perdere mai di vista il lato umano, soprattutto nelle situazioni più drammatiche come le guerre.

Le situazioni esistenziali attraversate da Romano Cagnoni, gli permettono di vedere le emozioni degli esseri umani messe a nudo. Questo è ciò che gli interessa, ciò che fotografa.

E’ in prima linea a documentare azioni di guerra, e nelle retrovie, a raccontare la quotidianità e l’indicibile dolore delle popolazioni travolte dai conflitti.

Tutto ciò avviene con una capacità di vedere oltre i fatti della cronaca fotogiornalistica ordinaria. La sua narrazione di avvenimenti destinati a modificare irreversibilmente l’ordine mondiale,

diventa un susseguirsi di fotogrammi in grado di suscitare attenzione, riflessione, curiosità e stupore.

Consacrato alla storia del fotogiornalismo, da reportage che lo hanno portato nei punti più caldi del pianeta, in Vietnam del Nord nel ’65, dove accede come primo fotografo occidentale indipendente, riuscendo a ritrarre Ho Chi Minh, in Biafra nel ‘68-‘69, facendo scoprire al mondo il più cruento conflitto dell’Africa postcoloniale e che gli sono valsi le copertine dei magazine internazionali più importanti e il prestigioso Overseas Press Award, fino al Bangla Desh nel ’71, chiuso a tutti i giornalisti, e ancora al Sud America di Fidel Castro, Salvador Allende e Juan Peron, all’Irlanda del Nord e agli ultimi anni dell’Imperatore Etiopico Hailè Salassiè nel ’72, alla guerra dello Yom Kippur nel ’73, per arrivare all’invasione Sovietica in Afghanistan nell’80 e in Polonia nell’81, per continuare nella ex-Yugoslavia negli anni ’90, in Cecenia nel ’95 e in Siria nel 2015, all’età di 80 anni.

A ben guardare, Romano Cagnoni, ha scritto per immagini una sintesi della storia mondiale contemporanea. Osservate a distanza di tempo, le sue fotografie sono diventate “segni” universali che, esaurita la funzione documentaristica, testimoniano in modo lucido e sensibile, la straordinaria e drammatica storia dell’uomo.

IMP Festival

Romano Cagnoni

Year Zero. Biafra 1968-1969

 

Padova, dal 26 Maggio al 25 Giugno 2023

Alla fine degli anni’60 Romano Cagnoni parte da Lisbona su un DC7 carico di munizioni per andare in Biafra con l’intento di documentare un conflitto all’epoca, come lui stesso ha dichiarato: «poco seguito dai giornali perché non vi erano forti interessi politici o economici», e fu grazie alla sua perseveranza nel raccontarlo che l’opinione pubblica cominciò a interessarsi alla situazione.

Il coraggio e la raffinatezza dell’autore sono gli elementi essenziali di una narrazione entrata nella storia del grande fotogiornalismo internazionale, non solo per la capacità di documentare e di far conoscere al mondo ciò che stava accadendo in questo territorio dell’Africa, ma per aver saputo rendere universale le storie che ha incontrato lungo il suo cammino.

Reportage toccanti, che vennero pubblicati da Life e da altre testate nel mondo, facendogli ottenere il prestigioso Overseas Press Award.

Tragiche le immagini dei bambini denutriti, strazianti i volti delle madri disperate e iconica la fotografia dei 150 soldati Igbo nel giorno del reclutamento, fotografia che l’editore del Sunday Times, Harold Evans, ha definito “una potente immagine di guerra e di sacrificio”.

Fotografo dei conflitti e della condizione umana, ha affermato con convinzione che quanto deve trasparire in una foto sono essenzialmente i sentimenti umani nella loro immediata naturalezza e contraddittorietà. In questo senso Cagnoni è stato testimone della guerra e spettatore del dolore, che ha riportato con grande sensibilità.

Festival Fotografico Europeo 2023

Romano Cagnoni

War And Humanity

 

Legnano, dal 18 Marzo al 25 Aprile 2023

A cura di Benedetta Donato

Fondazione Romano Cagnoni

Non perdere di vista il lato umano anche nelle situazioni più drammatiche.

Osservando oggi il lavoro di Romano Cagnoni, sembra essere questa la sintesi del suo percorso, caratterizzato dalle tante campagne fotografiche realizzate nei fronti più caldi del mondo. E forse si comprende meglio anche la sua attitudine a non considerarsi fotografo di guerra, bensì un fotografo che sapeva come documentare una guerra, un fotografo e basta.

Dai reportage che hanno fatto scoprire al mondo la tragedia del Biafra e che gli sono valsi le copertine dei magazine internazionali più importanti e il prestigioso Overseas Press Award, al Vietnam del Nord, dove accede come primo fotografo occidentale non comunista, riuscendo a ritrarre un sorridente Ho Chi Minh, fino al Sud America di Fidel Castro e Salvador Allende, per arrivare a territori profondamente compromessi, come quelli dei paesi del Medio Oriente e della ex-Jugoslavia.

Avvenimenti destinati a cambiare irreversibilmente gli equilibri della geopolitica mondiale, che Cagnoni riporta in immagini non finalizzate esclusivamente alla cronaca fotogiornalistica ordinaria, ma andando oltre. Sostando nei luoghi, scegliendo di raccontare le complesse realtà, attraverso i volti e le storie delle persone. Per questo, ancora oggi, le sue fotografie sono in grado di destare stupore in chi le osserva.

Un’esposizione che pone nuova luce sul percorso di questo straordinario autore, sui sodalizi con figure, come Simon Guttmann e Graham Greene, con immagini caratterizzate dal grande impatto visivo ed emotivo, dove ad emergere è il senso di verità profonde, grazie ad una sensibilità rara e tangibile rispetto a temi universali dell’umanità.

Perché, come ha affermato lo stesso autore: «La migliore fotografia per me è un documento umano di impatto visivo. Documento nel senso che si relaziona all’esistenza. Umano perchè racconta lo stato d’animo del prossimo. E tutto questo deve avere un impatto visivo che lo renda memorabile».*

 

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* Romano Cagnoni, in Maledetti Fotografi, intervista pubblicata nel 2015

LABottega

Romano Cagnoni
The Phenomenon of Life

 

Pietrasanta, dal 17 Giugno al 2 Settembre 2018

Inaugurazione giovedì 16 Giugno 2018

Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
Romano Cagnoni "The Phenomenon Of Life"
 

The Phenomenon of Life è la prima mostra tributo dedicata a Romano Cagnoni, il fotoreporter italiano più conosciuto al mondo, scomparso a gennaio di quest’anno.
L’esposizione, a cura di Benedetta Donato e Serena Del Soldato, vuole ripercorrere, con uno sguardo inedito, l’esperienza professionale e umana dell’autore che si definiva “Fotografo Totale”.
Come ha dichiarato più volte Cagnoni: «La Fotografia Totale racconta la storia dell’uomo, il rapporto con se stesso, con il prossimo e la società in cui vive».
In questa narrazione, la vasta opera realizzata dal fotografo, viene proposta attraverso un’attenta selezione, che lungi dal pretendere di essere esaustiva, è finalizzata ad offrire una lettura incentrata su uno degli aspetti considerati tra i più significativi, per comprendere la produzione del fotografo. Si tratta di quella tensione e di quell’atteggiamento mantenuto da Romano Cagnoni nel ricercare, in ogni evento drammatico da egli ripreso, la visione oltre la realtà di ciò che gli si presentava davanti. Rimanendo fedele al genere del fotogiornalismo, di cui ha sempre condiviso l’importanza fondamentale dell’immagine nell’informazione, per l’innegabile impatto che essa riesce a restituire, il suo obiettivo si è sempre focalizzato sull’esistenza che sceglieva di raccontare.
Seguendo l’attitudine dell’autore, in mostra verrà esposta una selezione di fotografie accompagnate dai provini a contatto. Oltre alla rappresentazione del percorso di selezione operato dall’autore, attraverso l’esposizione dei provini a contatto, sarà possibile individuare i momenti che hanno caratterizzato situazioni ancora sconosciute, aneddoti visivi meno diffusi, alla ricerca di uno scatto in particolare.
L’allestimento ideato mira a far conoscere e comprendere ancora più da vicino l’opera di Romano Cagnoni, noto per immagini oramai entrate a far parte della nostra memoria collettiva, come ad esempio gli scatti in Biafra durante la guerra civile in Nigeria, il ritratto del Presidente Ho Chi Minh in Nord Vietnam o in Nuova Guinea, di cui si ricorda immediatamente la poesia della ragazza incinta che cammina su una palafitta.
Non c’è fotografia che non racconti la sua verità, perchè frutto di un percorso preciso di scelta, mosso da grande vivacità e immaginazione, lontano da qualunque retorica, alimentato dalla rara capacità di visione e dalla ricerca dell’immagine che desti meraviglia… Di quelle fotografie che sappiano raccontare quel qualcosa in grado di connettersi direttamente al fenomeno della vita.

ROMANO CAGNONI

 

LA RIVELAZIONE UMANA

 a cura di Benedetta Donato

 

PHOTOLUX FESTIVAL

 VILLA BOTTINI, LUCCA

 NOVEMBRE – DICEMBRE 2019

«La migliore fotografia per me è un documento umano di impatto visivo. Documento nel
senso che si relaziona all’esistenza. Umano perché racconta lo stato d’animo del
prossimo. E tutto questo deve avere un impatto visivo che lo renda memorabile».

Romano Cagnoni, Maledetti Fotografi, intervista pubblicata nel 2015

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Essere sul posto e scegliere di raccontare la realtà attraverso i volti e le storie degli uomini, riuscendo a metterne a fuoco gli stati d’animo è la strada intrapresa da Romano Cagnoni, per rivelare la storia nello svolgersi di cambiamenti e rivoluzioni.

Ecco che la narrazione di accadimenti destinati a modificare irreversibilmente l’ordine del mondo – dal fotoreporter ampiamente documentati – diventa un susseguirsi di frammenti in grado di suscitare stupore, quando il punto di vista adottato sposta l’attenzione sull’elemento meno evidente, quello più impercettibile, al di là della cronaca fotogiornalistica ordinaria. Si tratta di un’operazione innovativa che il fotografo attua, comunicando la propria idea di realtà e restituendola in una visione inedita.

Una sfida continua perpetrata sul campo: dal lavoro sul Vietnam del Nord (1965), quale unico fotografo occidentale ad essere ammesso nel territorio, ai pluripremiati reportage in Biafra (1968-1970), fra i primi corrispondenti a documentare il fenomeno dei bambini che morivano di fame, delle masse che perdevano l’individualità, degli oppressi che tentavano di emergere come popolo della resistenza; e ancora dal Cile prima del Golpe per mano di Pinochet (1971), all’Argentina durante il ritorno di Peron (1972), fino alla rivoluzione in Romania (1989) o ad ardite e mai sperimentate produzioni, come l’allestimento di improbabili set nei campi di combattimento, per ritrarre i guerriglieri ceceni o l’utilizzo del banco ottico, per riportare la distruzione del conflitto in ogni suo minimo dettaglio nei territori della ex Jugoslavia.

Ripercorrendo il suo lavoro, appare evidente come qualunque scelta risulti scaturita da un processo creativo in costante evoluzione, finalizzato alla produzione di rappresentazioni nuove che, pur muovendo da situazioni di stravolgimenti e conflitti, sovvertono le abituali risultanze del reportage – genere cui è sempre rimasto fedele – aggiungendo di volta in volta un elemento inaspettato. Una spinta alla riflessione, una tensione continua, oggi riconosciuta come quella capacità di saper vedere oltre i fatti, che è racchiusa in rappresentazioni destinate a permanere «memorabili» nella storia.

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